lunedì 26 dicembre 2011
giovedì 22 dicembre 2011
martedì 29 novembre 2011
I'm your man
I'm your man
If you want a lover, I'll do anything you ask me to. And if you want another kind of love I'll wear a mask for you. If you want a partner take my hand. Or if you want to strike me down in anger Here I stand. I'm your man. If you want a boxer I will step into the ring for you. And if you want a doctor I'll examine every inch of you. If you want a driver Climb inside Or if you want to take me for a ride You know you can I'm your man Ah, the moon's too bright, The chain's too tight The beast won't go to sleep. I've been running through these promises to you. That I made and I could not keep. Ah but a man never got a woman back Not by begging on his knees. Or I'd crawl to you baby. And I'd fall at your feet. And I'd howl at your beauty Like a dog in heat. And I'd claw at your heart. And I'd tear at your sheet. I'd say please, please. I'm your man. And if you've got to sleep A moment on the road. I will steer for you. And if you want to work the street alone. I'll disappear for you. If you want a father for your child. Or only want to walk with me a while across the sand. I'm your man. If you want a lover I'll do anything you ask me to. And if you want another kind of love I'll wear a mask for you. | Se vuoi un amante, farò ogni cosa mi chiederai. E se vuoi un altro tipo d’amore Indosserò una maschera per te. Se vuoi un partner, prendi la mia mano. O sei vuoi colpirmi mentre sei in collera. Sono qui. Sono il tuo uomo. Se vuoi un lottatore salirò sul ring per te. E se vuoi un dottore esaminerò ogni centimetro del tuo corpo. Se vuoi un pilota salta dentro. Oppure, se vuoi fare solo un giro sai che puoi contarci Sono il tuo uomo La luna è troppo brillante La catena è troppo stretta La bestia non andrà a dormire. Stavo rivedendo queste promesse che ti ho fatto. Che ho fatto e non ho potuto mantenere. Ah ma un uomo non avrà mai una donna indietro, non mettendosi in ginocchio, o strisciando fino a te ragazza. E cadendo ai tuoi piedi. Ululerei alla tua bellezza come un cane in calore. E graffierei il tuo cuore, e strapperei le tue pagine. Direi per favore, per favore, sono il tuo uomo. E se avrai sonno un momento, lungo la strada, accosterò per te. E se vuoi fare la strada da sola, scomparirò per te. Se vuoi un padre per il tuo bambino, o se vuoi solo camminare con me un po’, sulla sabbia. Sono il tuo uomo. Se vuoi un amante farò ogni cosa mi chiederai. E se vuoi un altro tipo d’amore indosserò una maschera per te. |
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LEONARD COHEN
domenica 27 novembre 2011
Closing time
Beviamo
e danziamo. La band e' davvero un avvenimento. E la saggezza di Johnny
Walker si diffonde grandiosa. E la mia dolce compagna è l'angelo della
compassione. Struscia mezzo mondo contro la sua coscia.
E ognuno che beve, che balla, fa una faccia felice per ringraziarla. Il violino suona qualcosa di cosi' sublime.
Tutte
le donne si svestono della loro camicetta e gli uomini danzano sul
tappeto a pois. Ed e' partner trovato, partner perso. E c'e' molto da
pagare quando il violino smette.
E' ora di chiusura
Tutte
le donne si svestono della loro camicetta E gli uomini danzano sul
tappeto a pois Ed e' partner trovato, partner perso E c'e' molto da
pagare quando il violino smette.
E' ora di chiusura
Siamo
soli, siamo romantici. Ed il sidro e' corretto con acido. E lo spirito
santo urla "dov'e' il manzo?" E la luna nuota nuda. E la notte d'estate
e' profumata con una leggera aspettativa di sollievo. Cosi' lottiamo e
barcolliamo giu' dal serpente e su per le scale fino alla torre dove
suonano le ore benedette.
E
giuro che e' successo proprio cosi': Un sospiro, un urlo, un bacio
affamato. Le porte dell'amore si sono spostate di un pollice. Non posso
dire dire molto di quello che e' successo da allora, ma è ora di
chiusura.
E giuro che e'
successo proprio cosi': Un sospiro, un urlo, un bacio affamato. Le porte
dell'amore si sono spostate di un pollice. Non posso dire dire molto di
quello che e' successo da allora. Ma è ora di chiusura.
Ti
amavo per la tua bellezza, ma cio' non mi rende uno stupido: tu eri lì
anche per la tua bellezza e io ti amavo per il tuo corpo.
C'e' una voce che suona da Dio per me, dichiara, dichiara, dichiara che il tuo corpo sei davvero tu.
E ti ho amato quando il nostro amore è stato benedetto e ti amo ora che niente rimane, solo dispiacere e senso di stanchezza.
E mi mancavi da quando il posto e' stato distrutto.
E non mi importa cosa succederà dopo.
Sembra liberta' ma la percepisco come morte. E' qualcosa tra le due, penso.
E' ora di chiusura.
E
mi mancavi da quando il posto e' andato in rovina. Dai venti del
cambiamento e dalle erbacce del sesso. Sembra liberta' ma la percepisco
come morte E' qualcosa tra le due, penso E' ora di chiusura
Beviamo e danziamo. Ma niente sta realmente succedendo. E il posto e' morto come il Paradiso al sabato notte.
E la mia dolce compagna mi fa amareggiare e mi fa ridere. Pesa 100 Kg ma veste qualcosa di stretto..........................
E brindo alla terribile verità che non puoi rivelare alle orecchie della gioventù, tranne dire che non vale la pena.
E
tutto il dannato posto e' impazzito due volte. Una per il diavolo ed
una per Cristo. Ma il boss non ama queste vertiginose altezze. Siamo
scoppiati nelle luci accecanti,
Scoppiati nelle luci accecanti dell'ora di chiusura.
E
tutto il dannato posto e' impazzito due volte. Una per il diavolo ed
una per Cristo. Ma il boss non ama queste vertiginose altezze. Siamo
scoppiati nelle luci accecanti,
Scoppiati nelle luci accecanti dell'ora di chiusura
Tutte le donne si svestono della loro camicetta.
E
gli uomini danzano sul tappeto a pois. Ed e' partner trovato, partner
perso. E c'e' molto da pagare quando il violino smette. E' ora di
chiusura. E giuro che e' successo proprio cosi': Un sospiro, un urlo, un
bacio affamato. Le porte dell'amore si sono spostate di un pollice. Non
posso dire dire molto di quello che e' successo da allora. Ma ora di
chiusura. E ti amavo quando il nostro amore e' stato benedetto.
E
ti amo ora che nulla e' rimasto E mi manchi da quando il posto e'
caduto in rovina dai venti del cambiamento e le erbacce del sesso.
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LEONARD COHEN
sabato 26 novembre 2011
Leaving Green Sleeves
Alas, my love, you did me wrong,
to cast me out discourteously,
for I have loved you so long,
delighting in your very company.
Now if you intend to show me disdain,
don't you know it all the more enraptures me,
for even so I still remain
your lover in captivity.
Green sleeves, you're all alone,
the leaves have fallen, the men have gone.
Green sleeves, there's no one home,
not even the Lady Green Sleeves.
I sang my songs,
I told my lies,
to lie between your matchless thighs.
And ain't it fine, ain't it wild
to finally end our exercise
Then I saw you naked in the early dawn,
oh, I hoped you would be someone new.
I reached for you but you were gone,
so lady I'm going too.
Green sleeves, you're all alone ...
Green sleeves, you're all alone,
the leaves have fallen,
the men have all gone home.
Green sleeves, it's so easily done,
leaving the Lady Green Sleeves.
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Ahimè, amore mio, tu mi fai male,
abbandonandomi scortesemente,
perché io ti ho amato per così lungo tempo,
deliziato dalla tua compagnia.
Ora se intendi mostrarmi sdegno
non sai che questo mi cattura ancora di più.
Perché anche così resterò
tuo amante, tuo prigioniero.
Green sleeves, sei tutta sola,
le foglie sono cadute, gli uomini sono andati.
Green sleeves, non c'è nessuna casa,
nemmeno Lady Green Sleeves
Ho cantato le mie canzoni,
ho detto le mie bugie,
per giacere tra le tue cosce senza pari.
E non è bello, non è selvaggio
concludere finalmente il nostro esercizio.
Poi ti ho visto nuda alle prime luci dell'alba,
oh, ho sperato che fossi qualcuna nuova.
Ti ho teso la mano ma tu non c'eri più,
quindi signora vado anch'io.
Green sleeves, sei tutta sola...
Green sleeves, sei tutta sola,
le foglie sono cadute,
gli uomini sono andati.
Green Sleeves, è così facile,
lasciare Lady Green Sleeves
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domenica 14 agosto 2011
Anthem
Anthem - 1992 - The future | Inno |
The birds they sang at the break of day Start again I heard them say Don't dwell on what has passed away or what is yet to be. Ah the wars they will be fought again The holy dove she will be caught again bought and sold and bought again the dove is never free. Ring the bells that still can ring Forget your perfect offering There is a crack in everything That's how the light gets in. We asked for signs the signs were sent: the birth betrayed the marriage spent Yeah the widowhood of every government signs for all to see. I can't run no more with that lawless crowd while the killers in high places say their prayers out loud. But they've summoned, they've summoned up a thundercloud and they're going to hear from me. Ring the bells that still can ring ... You can add up the parts but you won't have the sum You can strike up the march, there is no drum Every heart, every heart to love will come but like a refugee. Ring the bells that still can ring Forget your perfect offering There is a crack, a crack in everything That's how the light gets in. | Gli uccelli cantavano all'alba Ricomincia ... Ho sentito che dicevano... non soffermarti su cio' che e' stato o cio' che ancora deve essere. Le guerre saranno combattute ancora La santa colomba sara' ancora catturata Comprata e venduta. E comprata ancora La colomba non e' mai libera. Suonano le campane che ancora possono suonare Dimentica la tua offerta perfetta C'e' una crepa in ogni cosa E' questo il modo in cui la luce entra. Abbiamo chiesto segni Ed i segni sono arrivati: La nascita tradita Il matrimonio consumato La vedovanza di ogni governo. Segni per tutti da vedere. Non posso piu' correre con questa folla senza legge Mentre gli assassini nelle alte cariche recitano le loro preghiere ad alta voce. Ma hanno raccolto, hanno raccolto Una nuvola di tempesta E presto mi ascolteranno. Suonano le campane che ancora possono suonare... Puoi comporre le parti ma non otterrai la somma Puoi disertare la marcia, non c'e' il tamburo. Ogni cuore, ogni cuore verra' per amare Ma come un rifugiato. Suonano le campane che ancora possono cantare Dimentica la tua offerta perfetta C'e' una crepa in ogni cosa E' questo il modo in cui la luce entra. |
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The future
sabato 13 agosto 2011
Psycho
Dunque è trascorso mezzo secolo da Psycho. Con l’acca in America e nel resto del mondo, e senz’acca, ovvero Psyco, in Italia. Hitchcock ne ha fatti probabilmente di migliori, ma questo resta il suo marchio di fabbrica, il più celebre, il più terrificante e, senza dubbio, il più visto. Eppure il film ebbe una gestazione a dir poco difficile: la Paramount tergiversò, prima con la minaccia di un budget ridotto, poi tirando fuori la scusa pietosa che tutti gli studi erano occupati.
Ma ci voleva altro per smontare Hitch, che si rivolse subito alla Universal, ottenendo un preoccupato sì. Con l’imposizione di tempi strettissimi per la lavorazione e di uno sceneggiatore a basso costo, tale Joseph Stefano, un giovane newyorchese di origine italiana. L’uomo che ci voleva.
Hitchcock terminò le riprese in quarantadue giorni, un record di rapidità. Trovando però un inatteso alleato in Il fantasma dell’opera, un famoso film muto con Lon Chaney girato addirittura nel 1924, da cui ereditò, intatta, la casa spettrale, di fianco al motel maledetto, dove abita con mammà lo psicopatico Norman Bates. Una specie di villa gotica, che mette i brividi anche da lontano, con la fattiva complicità delle strizzevoli musiche di Bernard Herrmann. Ma ce ne vuole prima di arrivarci.
Chi ha visto Psycho (o Psyco) almeno una volta non può aver dimenticato la scena iniziale con Janet Leigh, una bionda naturalmente, come piaceva a Hitchcock, che in castissima sottoveste amoreggia con John Gavin, fin dove permetteva la censura. Quindi a torso nudo lui, in reggiseno (bianco) lei. Sarebbe stato più efficace il contrario, ma quelli erano i tempi. Poi la ragazza frega quarantamila dollari all’agenzia immobiliare in cui è impiegata, a fianco della figlia di Hitch, Patricia, bruttarella forte. Corre a casa, cambia la biancheria, infatti il reggiseno stavolta è nero, e parte per raggiungere il fidanzato. Per lei cominciano i guai. Per lo spettatore gli incubi.
Primo salto sulla poltrona quando lo zelante poliziotto s’avvicina alla macchina di Marion, che dorme sul ciglio della strada. Il secondo poco dopo, quando lo stesso agente, guarda con sospetto la fuggitiva ferma da un rivenditore d’auto, gli rifila la sua e ne compra, in contanti, una nuova. La pelle non è ancora d’oca, ma non manca molto. Basta arrivare al motel maledetto. Gli uccelli impagliati fanno una certa impressione, a Marion come allo spettatore e anche lo sguardo dell’allucinato Anthony Perkins manda lampi poco rassicuranti.
Ed ecco la doccia, che neanche i ripetuti successivi, meticolosi lavaggi di Edwige Fenech, sono riusciti ad offuscare. Janeth-Marion si spoglia, mostrando, a differenza dell’Ubalda, soltanto le caviglie, entra, tira la tenda e apre il getto d’acqua. Il resto lo conoscono a memoria anche i bambini dell’asilo. Ciò che forse ignorano è che per girare quella scena di quarantacinque secondi, Hitch ci mise una settimana, utilizzando ben tre controfigure della pudibonda vittima designata. Sul cui corpo, si badi bene, nonostante le tante, micidiali coltellate non resta neppure un segno. Nelle mani di un altro regista, specie oggi, il cadavere sarebbe più malconcio di una tela di Fontana.
Il tempo di riaversi dalla fifa blu e piomba in loco il povero investigatore Milton Arbogast, pronto a stramazzare sulle scale in una scena da far saltare il cuore ben in più su della gola. Per tacere della sequenza finale in cantina, con Vera Miles, guarda caso un’altra bionda, nel ruolo di Lila, la cocciuta sorella defunta. Ce ne vuole insomma prima che la palpitazione torni normale. Intanto il film, per festeggiare il cinquantesimo anniversario, torna in questi giorni nelle sale di tutt’Italia. E al noir in Festival di Courmayeur, il 12 dicembre lo vedremo in un rimasterizzato digitale 2K.
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